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Micro Orto Sinergico – I primi passi

 

 

Note: Taking a different approach from the classic and latest trend on this blog, this post will be in Italian.

Intro

Sono sempre stato affascinato dalla permacultura, ed in particolare dall’idea di lavorare con la natura, creando e disegnando un sistema complesso, un’ecosistema nel suo piccolo, capace di creare le condizione per ottimizzare la produzione del cibo con il minimo sforzo da parte dell’uomo.

Diciamo che l’idea base della permacultura e’ quella di osservare, capire, ipotizzare, eppoi interagire. Quindi, anche se il lavoro di tipo manuale e’ di solito minore, c’e’ molto piu’ lavoro di tipo “intellettuale” e di progettazione, ma soprattutto un continuo lavoro di osservazione e di continuo miglioramento. Ho seguito sempre con grande interesse per esempio il lavoro fatto da Geoff Lawson e chiaramente il seminale libro di Bill Mollison. Tuttavia il loro lavoro e di altri permacultori e’ sempre stato incentrato su grandi spazi, io invece ho sempre avuto a disposizione spazi piccolissimi. Da notare che il lavoro fatto con Gardu e Gardenio andava nella direzione di automatizzare il piu’ possible tutto.

Quindi mi chiedevo, come inizio se voglio fare un orto sinergico?

Questo agile manuale di cui sotto vedete uno screenshot e’ molto  ben fatto ed mi e’ stato utilissimo per iniziare il progetto. Ne riporto uno stralcio dell’introduzione:

La gestione di un orto senza fatica, rispettando la natura e le sinergie tra piante e terreno, risulta difficile da credere. Pertanto chi ha sperimentato questa esperienza meravigliosa e intende comunicarla ad altri, ha difficoltà a fornire o consigliare un’adeguata documentazione poiché le informazioni sono disperse in varie pubblicazioni, spesso di difficile reperibilità.
Questo piccolo e agile manuale, poco più di un opuscolo, scaturisce quindi dall’esigenza di raccogliere le informazioni necessarie per dare risposte e stimoli a chi è interessato
all’argomento e vuole iniziare la coltivazione di un orto sinergico.
Le informazioni riportate in esso derivano dalle esperienze di realizzazione e gestione di orti sinergici condotte dagli aderenti al Circolo di Budrio dell’Associazione E.C.O. e da un
lavoro di raccolta, selezione e sintesi dei vari testi disponibili, cartacei e su internet (vedi cap. 5), di cui si raccomanda comunque la lettura qualora si voglia comprendere più
approfonditamente gli argomenti trattati.

L’ORTO SINERGICO
Coltivare in armonia con la natura

 

realizzare un orto sinergico

molto utile inoltre e’ stato questo libro: Agricultura Sinergica, di Emilia Hazelip. Infine consiglio anche i video del Bosco di Ogigia e quelli di SuperTranquillo, che toccano alcuni degli aspetti in video dedicati, rendendo il materiale di facile fruizione.

Avendo studiato tutto cio’, ero quasi pronto per passare all’azione.

Abbiamo un piano

Armato di queste conoscenze teoriche ho deciso di ricavare uno piccolo spazio nel mio giardino per piantare veramente pochissime piante e vedere che tipo di risultati avrei ottenuto.

Da notare che il mio giardino si trova in un contesto cittadino, il sole che riceve non e’ costante, bensi’ e’ condizionato dalla presenza di palazzi ed altre case nei dintorni. Inoltre, visto che la casa e’ costruita a ridosso di una collina, i palazzi che sono dietro si trovano ad una altezza ben piu’ alta, facendo si che alcuni punti siano costantemente in ombra.

Ho rimosso delle piante di borraggine (che e’ una pianta spontanea con dei bei fiori blu, capace di attirrare molto api), visto che erano nel posto più soleggiato ed ho fatto posto per il mio primo tentativo. Nel selezionare le piante ho tenuto conto delle consociazioni, e di quali ortaggi avevo preferenza/voglia di mangiare.

Quindi ho ricavato un aiuola di circa ~70 cm X 400 cm. Vi ho portato dell’acqua con l’irrigazione a goccia e vi ho piantato:

  1. una piantina di pomodori pendolini (presa dal vivaio) [solenacee]
  2. una piantina di pomodori cuore di bue (presa dal vivaio) [solenacee]
  3. una piantina di melanzane (presa dal vivaio) [solenacee]
  4. piantine di fagiolini nani [leguminose]
  5. basilico
  6. nasturzio
  7. tagete
  8. aglio
  9. menta

Qui la stessa foto on una mappatura delle piante

 

Un concetto importante da sottolineare: la biodiversita’ creata dalla scelta di piante che consociano in maniera positiva permette di raggiungere diversi obiettivi:

  • sfruttare al massimo un piccolo pezzo di terreno, dove tutte queste piante possono co-esistere
  • la varieta’ protegge il raccolto: la presenza di piante diverse non attira grandi quantita’ di insetti nocivi, come nel caso delle monoculture, diminuendo la necessita’ di pesticidi.
  • la presenza di cosi’ tante piante permette di sfruttare il terreno in maniera ottimale, evitando o diminuendo la quantita’ di piante spontanee

Quanto lavoro iniziale?

Il lavoro manuale piu’ grosso e’ stato fatto verso Aprile, quando abbiamo recuperato tutto il giardino (che era stato completamente lasciato a se stesso) e ricavato la famosa aiuola, con la costruzione dell’impianto a goccia con orologio a pile.  Allo stesso tempo ho costruito una piccola compostiera (con le cassette degli agrumi che avevamo dall’inverno) dove ho messo alcuni degli sfalci creati durante il recupero del giardino. Altri li ho usati come pacciamatura.

Qui potete vedere un piccolo video dove parlo del compost e della compostiera:

Il Piccolo stagnetto

Durante il lavoro fatto nel giardino, ho anche creato un piccolo stagnetto, diciamo meglio identificato più come piccola buco con dell’acqua che viene e và.

L’idea principale dietro a questa realizzazione era la creazione di una fonte d’acqua per i vari insetti e piccoli uccellini che sono presenti nel giardino o in prossimità di questo. Finora ho beccato solo la gatta della vicina.

Lo stagnetto non ha un fondo di plastica, bensì l’acqua rimane per un pò di tempo grazie alla presenza di argilla compattata che si trova direttamente nel terreno del giardino. Inoltre questo continuo riempimento e svuotamento fa si che lo stagnetto non possa essere usato dalle zanzare per la loro riproduzione.

Proseguimento e raccolto

Una volta trapiantati i pomodori, la melanzana e il basilico (preso da quello che stavo facendo crescere in cucina, credo preso al supermercato), e piantati i fagiolini nani, il nasturzio, il tagete e la calendula ho aspettato i primi frutti. Nel mentre che le piante crescevano, queste venivano legate con delle piccole canne; non ho incannato tutto in maniera super controllata, bensì le ho anche lasciate sviluppare in maniera libera in tutto lo spazio disponibile.

La pianta delle melanzane ha fatto solo 4 melanzane: grandezza nella norma, buone. Le piante dei pomodori invece sono state una bellissima sorpresa. La pianta dei cuori di bue ha fatto all’incirca 10 cuore di bue. Grazie a questi abbiamo fatto delle buonissime capresi, utilizzando anche il basilico (consociato) che cresceva tra le due piante di pomodori. Questi erano talmente grandi che ne usavamo uno per fare la caprese per due persone.

Anche la pianta dei pendolini e’ stata super prolifica. Per dare un’idea, non abbiamo piu’ comprato i pomodori partendo da giugno fino a meta’ settembre. In famiglia siamo in tre. Tutti autoprodotti, soltanto con due piante. Secondo me i fagiolini, essendo capaci di fissare l’azone nel terreno hanno enormemente aiutato la capacità produttiva delle piante.

Avendo pianificato il tutto prima e creato questo picolissimo sistema complesso, per tutta la stagione estiva non c’e’ stato alcun tipo di lavoro necessario (niente pesticidi, niente diserbanti).

Soltanto verso la fine di agosto gli afidi hanno preso d’assalto la pianta dei cuori di bue. La pianta non è stata più in grado di portarli a maturazione. Nel frattempo invece la pianta dei pendolini non è stata attaccata ed ha continuato a produrre fino a fine settembre.

Sono rimasto talmente soddisfatto da questa pianta di pendolini che ne ho salvato i semi e proverò a seminarla per la prossima stagione.

Il piano per il 2021

Visto il successo ottenuto, ho deciso di incrementare e continuare la sperimentatione nel 2021.

Ho aumentato il numero di aiuole da una a tre.

 

Su due di queste ho piantato la fava, che fa parte delle famiglia delle leguminose e sarà capace di fissare l’azoto nel terreno. Non terrò la fava, bensì la utilizzerò come sovescio verde (e quindi pacciamatura) per le piante che metterò questa primavera. Allo stesso tempo, ho raccolto le varie foglie cadute questo autunno dall’albicocco e dal prugno e le ho messe sopra le due aiuole dove ho piantato la fava.

Il piano per le aiuole e’ il seguente:

Piano orto sinergico 2021

La terza aiuola e’ quella dedicata ai mirtilli e alle fragole. Questi, a differenza delle altre piante, vogliono un PH del suolo acido. Per ottenere cio’ invece che le foglie del prugno o del castagno, ho messo gli aghi di pino che contribuiscono ad acidificare il terreno, preparandolo quindi per le fragole ed i mirtilli.

Il calendario delle operazioni è il seguente:

Come si vede, oltre ai pomodori, alla zucchina, alle fragole, all’aglio, ai fagiolini, alle cipolle ed ai peperoni, ci sono altre piante ancillari che pianterò per ottenere i loro effetti benefici.

In particolare la grande scomessa e’ quella di piantare 3 citronelle ed una lavanda per scoraggiare la presenza delle zanzare, visto che l’estate scorsa erano presenti in quantità enorme. Le probabilità di successo sono poche, ma l’idea principale è quella di provare.

Vedremo come procederà.

Ho deciso di raccontare un pochino la mia esperienza, nel caso in cui si riveli utile per qualcuno.

Saluti!

 

+1 per l’idea di Civati

plus one

credits Macca su Flickr.

Credo che scegliere i candidati con le primarie, per rendere il porcellum completamente inefficace e ridare la possibilità ai cittadini di scegliere i candidati sia un’idea necessaria ed estremamente intelligente.

Questo avrebbe almeno quattro conseguenze:

  1. attiva partecipazione per le candidature, specialmente da parte di forze nuove (candidati) che avrebbero la possibilità almeno di farsi conoscere ed avere una chance
  2. partecipazione allargata a tutti quelli che vogliono dare una mano, con conseguente allargamento del partito e di ownership dello stesso. È noto che se una cosa la senti tua, ci tieni di più
  3. ridemocratizzazione delle scelte, con completa distruzione dell’effetto antidemocratico del porcellum, che vede il parlamento pieno di nominati, invece che di eletti
  4. dimostrare con dei fatti simbolici, che no, ‘destra sinistra, non sono tutti uguali’

E’ un pò allucinante che solo Civati sia quello che sostenga questa idea. Io, nel mio super piccolo, una +1 lo metto.

Il fotovoltaico costa meno del nucleare

fotovoltaico-nucleareQuesti sono impianti di utility di almeno un MW di potenza. Il KWh fotovoltaico costa meno del KWh nucleare. È da sottolineare che le assunzioni e le premesse fatte dall’articolo non sono per niente tenere con il fotovoltaico, anzi chudono un occhio sui vari costi aggiuntivi ma mai presi in esame del nucleare (tipo chi è capace di fare l’arricchimento dell’Uranio, i costi dello smantellamento della centrale a fine vita, le scorie….)

L’articolo completo lo trovate qui.

via NTE.

Il momento della svolta?

Vivere all’estero ed essere italiano porta a strane domande con ben più strane risposte.
Le domande sono come fate ad avere al governo Berlusconi, le risposte sono assai rocambolesche.

La cosa interessante, come viene fattto notare sull’articolo del ilPost è che a Milano c’è la possibilità di vincere la città come Centro Sinistra sostenendo Pisapia, visto che il PDL ha candidato la Moratti (sindaco inetto, Civati ne ha paralto diffusamente).

Ora io non vivo in Italia e non posso votare a Milano. Non ci ho mai vissuto e non potrò far campagna elettorale sul campo. Però posso fare una cosa. Ho fatto una piccola donazione per la campagna elettorale di Pisapia.

Lo sò che sembrerà una cosa allucinante, tuttavia visto e considerato che posso donare 10 € per una causa che potrebbe migliorare la situazione nazionale, lo considero più come un investimento, che una donazione a fondo perduto.

Un classico pensiero

Sul blog di Francesco D’Isa sul post ho trovato questa frase qui:

Cioè che a Berlino il clima è una merda, la cucina incomparabile alla nostra, la lingua interessante ma complessa, la città bellissima ma neanche troppo paragonata ad alcune città italiane. Eppure si sta molto, molto meglio rispetto all’Italia. Pensare quanto si starebbe bene a casa se fosse amministrata in modo non dico buono, ma  vagamente decente, è immediato.

Io credo che questo pensiero l’abbiamo pensato in tanti di quelli che sono partiti. Potete cambiare Berlino con una citta qualsiasi del Nord Europa ed il risultato non cambia (almeno per il clima). In particolare io pensavo all’ambito accademico, dove la presenza di gente di tutte le nazionalità è data soltanto dall’approccio meritocratico e dalla bontà della scienza che viene fatta, ed alla ricaduta che questa ha sull’ambiente. Non esattamente dal luogo dove si trova il laboratorio (che comunque è importante dal punto di vista di opportunità, ma un polo di eccellenza viene creato prima dall’alta qualità della scienza, poi dalle possibilità a contorno.)

Bhè, non è un problema del posto dove lo metti è sempre soltanto un problema di gestione, poi le persone si spostano in base alla qualità dell’offerta.

Concludendo, gli amministratori di qualsiasi cosa contano ed anzi determinano la riuscita di un certo ambiente e progetto. Se gli amministratori vengono eletti (e si tratta di amministratori pubblici) è tempo di capire che non sono tutti uguali, ma che qualcuno potrebbe (e dovrebbe) fare la differenza.

Viva l’Italia

C’è un gran casino online per i 150 anni dell’Italia.
Allora c’è il live-blogging del post.
L’editoriale del post.

Bello questo post su Risorse, Economia ed Ambiente

Segnalo anche questo bel post di Marco Simoni.

L’Italia è un Paese a luci ed ombre. Poche luci sfolgoranti, parecchie ombre. Come al solito, si punta ad incrementare le luci e diminuire le ombre.

L’Italia secondo Elio e Le Storie Tese

http://www.youtube.com/watch?v=dMrZh3sIVYI

ed il classico di De Gregori

E siccome non si vive sotto ad un sasso, è anche St’ Patrick, quindi buon St. Patrick.

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